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VINI
     
     

Nelle Marche la cultura della vite comincia con l’arrivo dei Greci. Fu poi con i romani che la produzione di vino delle nostre zone iniziò a essere conosciuto in tutto l’impero. Secondo Plinio il Vecchio i vini del Picenum (la regione d’Italia corrispondente alle odierne Marche), erano delicati d’aroma e saporosi nel gusto.  Nel Medio Evo fondamentale risulta l’azione di coordinamento e di direzione delle aziende agricole del tempo (denominate “grancie”), delle abbazie diffuse in tutto il territorio marchigiano. Avvalendosi dei “patrones”, i monaci seppero razionalizzare la coltivazione della vite e la sua trasformazione in vino. La regione gode di un clima favorevole alla vite, grazie alle brezze che dal mare. La coltivazione della vite è ormai una delle attività agricole più importanti delle Marche

Verdicchio dei Castelli di Jesi
Il Verdicchio dei Castelli di Jesi, rispetto al tipo "Classico", non presenta variazioni nella composizione, nel colore, nella gradazione alcolica. La diversità sta essenzialmente nel comprensorio geografico che, rispetto a quello del Classico, è situato più a nord e nella natura dei terreni, nel microclima e nell'insolazione che possono produrre alcune diversità nel gusto. L'uva Verdicchio è autoctona delle Marche centrali: non ci sono altre regioni dove crescano viti uguali o sorelle. Oltre ai tradizionali "Castelli di Jesi" e "Classico" e anche "Spumante", nel disciplinare del '95 sono stati introdotti: il "Riserva", il "Classico Riserva", il "Classico Superiore", il "Passito".
Interessa la maggior parte del territorio collinare della provincia di Ancona con fulcro nei castelli di Jesi, estendendosi fino alle valli del Misa e del Nevola, includendo parte dei comuni di Ostra e Senigallia. La denominazione di "Classico" viene riservata al Verdicchio prodotto nella zona originaria più antica, quella bagnata dal fiume Esino. Rientrano altresì in tale zona limitati territori della provincia di Macerata.
 
Esino
Nato da una costola di prestigiosi vini, quali i due verdicchi, i rossi "Conero" e "Piceno", è entrato in produzione nel 1995. Quindi una denominazione d'origine controllata che è aggiunta a quelle tradizionali e che però si inserisce nel solco di tradizioni consolidate. Questa DOC comprende quattro tipologie di vini: "Esino Bianco", "Esino Bianco Frizzante" "Esino Rosso"ed "Esino Novello". Tutta la provincia di Ancona ed i territori della provincia di Macerata delimitati dai disciplinari di produzione del Verdicchio di Matelica e del Verdicchio dei Castelli di Jesi, possono concorrere alla produzione della DOC "Esino". 
Rosso dei Colli Pesaresi    
Nel 1972 nasce il San Giovese dei Colli Pesaresi, nel 1994 la denominazione cambia in "Colli Pesaresi". Un grande vino che si scinde in due diverse tipologie: "Il Colli Pesaresi Rosso" e il "Colli Pesaresi Bianco", un vino che rimane nel solco di una tradizione antica. Ha un'anima infatti nota e conosciuta da tempo, localmente chiamata Albanella, una base che poi prende origine dal Trebbiano Toscano padre di tanti famosi vini. Nel disciplinare sono previste anche due sottozone che producono altri due gioielli: il "Colli Pesaresi" Focara Rosso ed il "Colli Pesaresi" Roncaglia Bianco, nobolitati questi ultimi dal prestigioso nome Pinot Nero, che si aggiunge, nell'uvaggio, rispettivamente al vitigno Sangiovese e Trebbiano Toscano. A questi si aggiunge il "Colli Pesaresi" Novello. 
Il "Colli Pesaresi" viene prodotto in una zona abbastanza ampia che va da Gabicce ad Urbino (parte) per discendere a Mombaroccio e Pesaro (parte), escluso il fondovalle del fiume Foglia. 
Territori ricchi di storia, tradizioni e di memorie, dal passato legate a vicende di casate famose: dagli Sforza ai Malatesta, ai Della Rovere. 
Bianco dei Colli Pesaresi
Nel 1972 nasce il San Giovese dei Colli Pesaresi, nel 1994 la denominazione cambia in "Colli Pesaresi". Un grande vino che si scinde in due diverse tipologie: "Il Colli Pesaresi Rosso" e il "Colli Pesaresi Bianco", un vino che rimane nel solco di una tradizione antica. Ha un'anima infatti nota e conosciuta da tempo, localmente chiamata Albanella, una base che poi prende origine dal Trebbiano Toscano padre di tanti famosi vini. Nel disciplinare sono previste anche due sottozone che producono altri due gioielli: il "Colli Pesaresi" Focara Rosso ed il "Colli Pesaresi" Roncaglia Bianco, nobolitati questi ultimi dal prestigioso nome Pinot Nero, che si aggiunge, nell'uvaggio, rispettivamente al vitigno Sangiovese e Trebbiano Toscano.A questi si aggiunge il "Colli Pesaresi" Novello. 
Il "Colli Pesaresi" viene prodotto in una zona abbastanza ampia che va da Gabicce ad Urbino (parte) per discendere a Mombaroccio e Pesaro (parte), escluso il fondovalle del fiume Foglia. 
Territori ricchi di storia, tradizioni e di memorie, dal passato legate a vicende di casate famose: dagli Sforza ai Malatesta, ai Della Rovere. 
Lacrima di Morro d'Alba    
Questo vino è conosciuto sin dai tempi remoti. Narra la leggenda che già nel 1167 Federico Barbarossa lo potè apprezzare allorchè, posto l'assedio alla città di Ancona scelse come propria dimora il Castello di Morro d'Alba.
Questo vino si ottiene da un vitigno antico, il Lacrima per l'appunto, che veniva tradizionalmente "maritato" all'olmo e all'acero e si coltivava nelle colline che circondano Morro d'Alba.
Il Lacrima  stava per scomparire quando alcuni difensori-estimatori sono intervenuti per farlo riconoscere DOC.
Il Lacrima viene imbottigliato in due diverse epoche alle quali corrispondono due vini diversi. Imbottigliato precocemente, quando cioè gli zuccheri non sono totalmente svolti, il vino si rivela frizzante ed amabile.
Se invece lo si imbottiglia a fermentazione completata si rivela un eccellente vino da pasto. Viene prodotto in un ristretto comprensorio a Nord del fiume Esino, comprendente il territorio di Comuni con al centro Morro d'Alba che dà il nome al vino. Sono esclusi i fondovalle e i versanti delle colline prospicienti il mare di Senigallia. Comprende, in tutto o in parte, 6 comuni. 
Rosso Conero    

Riferimento geografico della zona di produzione é il Monte Conero che si erge dalla costa bassa per 572 metri a Sud-Est di Ancona per immergersi precipitosamente in Adriatico.
Le sue origini sono antichissime: v'è traccia di un monastero di Benedettini dove si produceva, con le uve raccolte alle falde del Conero, uno splendido Rosso. Forse furono loro a dare il nome attuale al vino, derivandolo dall'appellativo che i greci davano al corbezzolo o "ceraso marino", che cresce sui fianchi del Conero.
Il Rosso Conero viene nominato da Plinio il Vecchio nella sua "Naturalis Historia" dove parla dei vini del versante Adriatico soprattutto di quelli "anconetani". Riconosciuto DOC nel 1967, il Rosso Conero prevede l'uso prevalente di uva Montepulciano su quella Sangiovese.
Un vino che si beve invecchiato intorno ai tre anni; anche se qualche esperto ritiene possa essere conservato più a lungo.

Colli Maceratesi    

Nella zona tra lo Jesino e il Fermano (una zona che comprende tutti i colli maceratesi) i vigneti sono notevolmente compositi; tanto è vero che esistono molti tipi di vini elogiati dagli esperti.
Il "Colli Maceratesi"è il risultato di un lungo ed ininterrotto processo di trasformazione e trasmigrazione.
Il comprensorio collinare maceratese, al di sotto di 450 metri di altitudine, esclusi fondovalle e zone di pianura, ospita sulle zone più vocate, al riparo dai venti del sud e dai ritorni di gelo primaverili del nord, gli impianti viticoli del vino "Colli Maceratesi". Rientrano nella denominazione alcuni vigneti nel territorio del comune di Loreto.

Verdicchio di Matelica    

La componente di base è l'uva Verdicchio, alla quale possono essere aggiunti Trebbiano e Malvasia. Il sapore è asciutto, armonico con retrogusto gradevolmente amarognolo. Il Verdicchio di Matelica si produce in un ristretto lembo di terra che interessa le province di Macerata (6 comuni) e Ancona (2 comuni).  Questo verdicchio ha anch'esso una lunga tradizione e documenti d'epoca rivelano che è sempre stato molto apprezzato.
Lo sposalizio d'elezione di questo vino è con i piatti di pesce della cucina marchigiana. E' un vino che va bevuto giovane, e invecchiato per la tipologia "Riserva". Quattro le tipologie previste: Verdicchio di Matelica, "Spumante", "Riserva", "Passito".

Vernaccia di Serrapretona    

La zona interessata alla produzione di questo vino spumante D.O.C. è limitata ad una ristretta area con al centro il comune di Serrapetrona, in provincia di Macerata, che dà il nome alla Vernaccia.Rientrano nella zona di produzione anche i  comuni di Belforte del Chienti e di San Severino Marche.
In questa area, ai tempi della "centuriazione romana", esisteva una progredita viticoltura e si producevano vini intensamente colorati.
Questo spumante viene prodotto in quantità limitata. Vino raro ma molto apprezzato da scrittori di fama, come Mario Soldati, e gastronomi illustri che hanno celebrato le sue virtù.
Nella Vernaccia dolce circa 60% delle uve viene vinificato all'atto della vendemmia, mentre il restante 40% viene sottoposto ad appassimento naturale.
Il mosto così ottenuto va poi unito al prodotto derivato dalle uve fresche.
Nel tipo meno amabile la fermentazione viene prolungata e in tal modo vengono abbassate le percentuali zuccherine.

Rosso Piceno    

E' il vino più diffuso delle Marche: il suo comprensorio geografico racchiude una vastissima fascia collinare - litoranea di tre province (Ancona, Macerata e Ascoli Piceno). Sono escluse le aree di produzione del Rosso Conero e Rosso Piceno Superiore.
Un vino quindi delle terre degli antichi Piceni i quali raggiunsero, con questo "nettare degli Dei", già allora, alti livelli di quantità e qualità.
Il Rosso Piceno va dal Cesano al Tronto ed è solo dopo aver attraversato il 43° grado di latitudine, che si trasforma in "Superiore".

Falerio dei Colli Ascolani    

Nella provincia picena la coltivazione della vite risale a tempi remoti: secondo alcuni studiosi essa è anteriore alla conquista romana.
Al centro delle vie per "Asculum" e "Firmum" era proprio situata "Faleria Augusta", opulenta città, cuore della produzione di ottime uve, tributaria all'annona di Roma per vino, grano, olio.
Il Falerio è definito una via di mezzo tra Verdicchio e Bianchello, ovviamente sul piano delle qualità organolettiche.
Il disciplinare attribuisce al Trebbiano (in misura rilevante) la forza di questo vino, chiamando altri importanti vitigni (Pecorino, Passerina, Malvasia Toscana, Verdicchio, Pinot Bianco) a concorrere per una quota più modesta. La zona di produzione è compresa nel territorio collinare della provincia di Ascoli, con esclusione della fascia alto collinare, montana e dei fondo valle.
Questa zona lambisce la provincia di Macerata fino a raggiungere il mare.

Offida    

L'Offida è un vino la cui produzione è consentita nelle provincie di Fermo e Ascoli Piceno. La Offida prende il nome dalla cittadina di Offida, insediamento risalente all’età della pietra e uno dei centri della civiltà picena. Si tratta della DOC più recente, perché istituita solo nel 2001, ma è forse quella più ricca di curiosità e peculiarità. Comprende tre tipologie di vini: Offida Rosso, Offida Passerina e Offida Pecorino.

Bianchello del Metauro    

Nella vallata del Metauro si diffuse e si impose sin dal 500 a.C., un vitigno denominato Bianchello o Greco Bianchello o Biancame. Si legge in Tacito che il Bianchello fu la principale causa della sconfitta di Asdrubale nella famosa battaglia del Metauro. Il Bianchello sta oggi vivendo una felice stagione per il suo completamento ai pasti a base di pesce.Interessa il bacino del fiume Metauro in provincia di Pesaro-Urbino. Le pendici esposte a sud-ovest nelle medie e basse colline che che dai contrafforti appenninici digradano al  mare sono le più vocate alla coltivazione di questo vitigno.
Il bianchello viene servito spesso come aperitivo.

       
       
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